Un tour nel Salento

Un tour nel Salento Daniela Boscariolo

Raccontami, Salento, mentre cammino lungo le tue strade.

Fammi incontrare un guerriero saraceno

Scendere un bracciante nei frantoi

Parlare con un monaco del Millecinquecento.

Canta nelle orecchie con questo mare

Non dirmi i fatti ma le storie.  M.G.

Siamo state invitate da Cucina Mancina, la food community a cui apparteniamo, a partecipare al tour Tour “Dai fari costieri alla luce dell’entroterra: Scorrano illuminato”. Progetto patrocinato dalla provincia di Lecce, Upi e Anci, con la proloco di Scorrano e a cui hanno partecipato giornalisti e Slow rider TV con i suoi riders.

64490982 1045042752358777 1845867559593705472 n

Andare alla scoperta del Salento più bello con Giusi Portaluri e Alessandra Ferramosca, Cuoca Itinerante Salentina, ambasciatrici dell’Accademia dei Volenterosi, nonché organizzatrici perfette, è stato per noi entusiasmante.

PHOTO 2019 06 18 20 27 33

Il tour ha toccato molte località partendo il 22 maggio dall’Abbazia di Cerrate, patrimonio Fai, per finire la giornata proprio in piazza a Scorrano alla trattoria da Beniamino assaggiando le specialità salentine più autentiche. Perché la conoscenza di un territorio passa anche attraverso i suoi sapori e poterli assaggiare non è sempre così scontato. Ma il Salento si è dimostrata una terra friendly ai celiaci.

PHOTO 2019 06 18 20 23 49

PHOTO 2019 06 18 20 23 49 1

65127249 2276546025943383 6530596192743587840 n

64604991 373280346662852 4374351992575754240 n

E sono anche, e soprattutto, le persone che ci vivono che trasformano e rendono unici i luoghi che si visitano. Il Salento è bello da lasciare senza fiato, ma a fare la differenza e a renderlo indimenticabile sono stati i salentini.

A cominciare da Anna Presicce la guida di Scorrano che ci ha accompagnato con la sua passione indicibile ad ammirare il menhir Cupa risalente al neolitico eretto come simbolo di buon auspicio per le attività agricole e di caccia. Sacro e profano si mescolano e ancor oggi la Domenica delle Palme si legano attorno al menhir dei ramoscelli di olivo in segno di pace.

Molto interessante, e veramente inaspettato, arrivare a piedi fino ad una delle dieci entrate del Parco agricolo dei Paduli, praticamente un museo all’aperto. Un parco agricolo multifunzionale dove anticamente si ergeva il bosco del belvedere con querce spinose e lecci. Lì, ad aspettarci il referente di questo particolare laboratorio urbano. Un luogo dove si sperimentano pratiche sociali innovative. Turismo ecosostenibile con ospitalità diffusa e promozione di un’identità rurale andata persa.

Ci accolgono delle opere moderne ecosostenibili e, nel bel mezzo della natura, si stagliano dei nidi giganteschi che lasciano a bocca aperta. Sono dei nidi dove si può dormire godendo appieno della natura e fanno parte del progetto “nidificare i paduli”. Rifugi biodegradabili, fatti con gli scarti dei rami di ulivo potati. Un’idea contemplativa dell’uliveto, una vera ospitalità esperienziale. Vengono affittati per una notte. Impossibile non entrare per vedere da dentro al nido come potrebbe essere passare una notte d’estate immersi veramente nella natura incontaminata e splendida del parco, tra il silenzio, il fruscio degli ulivi e le stelle.

PHOTO 2019 06 18 20 27 28

Niente paura, per i più tradizionalisti c’è anche un piccolo riparo agricolo trasformato in casetta, completa di tutto, costruita interamente in architettura ecosostenibile, con pannelli solari e fitodepurazione di acque reflue. Un piccolo modello che, se fosse emulato dai tanti proprietari del parco, per altri ripari agricoli, porterebbe un turismo di qualità per il futuro. I ragazzi che gestiscono il parco, hanno anche cominciato a produrre un olio eccellente dagli olivi del parco con l’intento di infondere negli altri “il ricominciare a prendersi cura dei propri ulivi”.

E sapete cosa è un pajaro? No, non è un trullo, e guai a dirlo. Nel Salento non ci sono trulli ma pajari e noi abbiamo visto il più grande, il Pajaro Amari, del 1769. I pajari servivano come riparo dal caldo e dai temporali estivi per i contadini e non come abitazioni. Probabilmente, però, questo grande pajaro può essere stato adibito anche ad abitazione per l’estate visto le tracce d’intonaco, all’interno, alte due metri.

64605663 625272181308523 5120920400720560128 n

Una passeggiata nel parco fino ad arrivare all’Uliveto Castagna, così chiamato per un tipo di ghiande così grosse che somigliavano a castagne, per ammirare, purtroppo con molta tristezza, questi ulivi secolari. La xilella ha fatto razzia qui in Salento, ma purtroppo nemmeno con gli innesti si riesce a salvare questi alberi.

Bisognerà estirparli e piantare uliveti resistenti a questo micidiale insetto.

Ancora una volta il Salento dovrà reinventarsi, così come ha fatto dopo la crisi dell’olio. Prima della rivoluzione industriale infatti si produceva l’olio lampante. Quello salentino era famoso in tutta Europa. Tutta la città di Londra, ad esempio, era illuminata dall’olio di Gallipoli. Con la rivoluzione industriale e l’introduzione dell’energia elettrica, l’olio lampante entrò in crisi e venne sostituito dall’olio alimentare.

La lavorazione era completamente diversa, le olive per l’olio lampante andavano raccolte a terra e la maggiore acidità dell’olio diminuiva il fumo. Al contrario, invece, per l’olio alimentare, l’oliva va raccolta immediatamente, quando è ancora sull’albero, proprio per evitarne l’acidità.

Alla Masseria Le Pezzate di Supersano Alessandra Ferramosca ha preparato per noi pranzo tradizionale salentino. Con grande conoscenza dei prodotti del territorio Alessandra ci ha fatto assaggiare il meglio e ci ha insegnato tutti i trucchi per fare delle orecchiette perfette e i macaruni col ferro, nelle quali ci siamo cimentate con grande passione.

PHOTO 2019 06 18 20 27 28 2

PHOTO 2019 06 18 20 27 29 1

 

PHOTO 2019 06 18 20 27 29

PHOTO 2019 06 18 20 27 30 1

Nel pomeriggio una passeggiata per Scorrano ci ha fatto scoprire la storia di Santa Domenica, la santa patrona, e delle sue mirabolanti luminarie.

La leggenda narra che nel ‘600 Scorrano fosse decimata dalla peste. Un giorno alla porta del paese compare una ragazza, la martire Domenica da Tropea, che asserisce di essere stata mandata da Gesù per salvare il paese dalla peste. Domenica prega per 20 giorni e la malattia viene debellata. Per ringraziarla, i paesani, accendono un lume su ogni porta o finestra per ogni persona guarita e il paese si accende. Così, da quel momento, ogni anno, nove giorni prima della data del martirio di Santa Domenica e durante i tre giorni di festa tutta, Scorrano si illumina a giorno. E dal 1600 alcune famiglie di Scorrano si occupano di realizzare le luminarie, tramandano l’impegno di generazione in generazione, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Fra queste la famiglia De Cagna che ci ha gentilmente aperto la sua azienda di luminarie, illustrandoci tutto il processo di nascita e tutti i progressi fatti. I colori e le luci di Scorrano sono così belli e tecnologicamente avanzati che vengono esportati in tutto il mondo.

PHOTO 2019 06 18 20 27 36 1

Altra imperdibile scoperta di Scorrano è stata la casa dei preti, proprio in centro paese, con la sua incredibile storia.

Dieci anni fa fa il proprietariodovendo fare dei lavori di ristrutturazione scopre una stanza segreta nella casa. Questa nuova stanza era completamente intonacata di calce e, sorprendentemente sotto la calce, perfettamente affrescata.

Molto probabilmente era abitata da un gruppo di sacerdoti italo greci. Gli affreschi ne raccontano la storia con il refettorio e le figure religiose e le vedute paesaggistiche con colline toscane e cipressi. Tra tutti spicca un Gesù bambino, quello di Praga, probabilmente qualche prete era arrivato da là.

PHOTO 2019 06 18 20 27 31

La sera si cena in un’altra masseria che lascia a bocca aperta per la bellezza: Le Stanzie.

Le Stanzie era posizionata su un incrocio di strade molto importanti. Lì stanziavano sia i commercianti di olio, che arrivavano da Gallipoli, che i pellegrini che si recavano a Santa Maria di Leuca.

Ma essendo in Puglia potevamo non assaggiare le cozze crude? Il mattino seguente ci siamo recati a Castro Marina e ci siamo imbarcati sul peschereccio di Mare vivo per conoscere gli allevamenti di cozze. Davanti a Castro Marina è preclusa la pesca e si estende per 4 ettari una nursery ecologica di cozze.  In un mare totalmente pulito l’allevamento di cozze viene esportato anche a Dubai. La più temeraria di noi, ne ha mangiate due, una con il limone e l’altra senza. Il verdetto? La consistenza è simile alle ostriche, ma più sapide. Un consiglio invece che sentiamo di darvi è di assaggiare le cozze crude se non vi trovate in Puglia!

Dopo aver conosciuto Salvatore di Swim liberi di nuotare comincia a farsi chiaro nella mente perché questo tour, che ci vede ambasciatrici, si dica “educational tour”.

Ad Andrano un progetto esemplare di disponibilità per chi è diversamente abile. Swim liberi di nuotare è un lido accessibile a tutti, un progetto innovativo di psicomotricità funzionale dove il volersi bene e la disponibilità sono ingredienti fondamentali. Le persone vengono accompagnate in acqua, supportate e guidate nei momenti di difficoltà. Si trovano lettini galleggianti, percorsi sistemici in acqua con terapisti preparati, il tutto gratuitamente perché, come ci dice Salvatore “il desiderio di nuotare in un mare straordinario sia di tutti”.  Una grande lezione di vita per noi tutti!

Sabato mattina è la volta del mercato di Maglie alla scoperta dei prodotti del territorio, accompagnati da Nunzio Pacella giornalista enogastronomico e grande conoscitore del suo Salento.

PHOTO 2019 06 18 20 27 33 1

PHOTO 2019 06 18 20 27 34

PHOTO 2019 06 18 20 27 34 1

PHOTO 2019 06 18 20 27 35

 

Con lui scopriamo lo sceblasti, una focaccia salentina che vede i suoi albori a Zollino e che racchiude tutti i sapori del Mediterraneo. Lo sceblasti in alcune zone prende il nome di cucuzzata.

Nunzio ci racconta anche la storia del pane degli esseni, una comunità che viveva in Salento, cotto al sole. SI dice risalga addirittura al II sec. a.C., praticamente un precursore di un pane crudista. Per questo pane ancor oggi vengono usati i grani antichi come il senator cappelli.

Sempre al mercato, l’azienda agricola Sticchi Roberto di Maglie ci aspetta per farci assaggiare formaggi salentini, caroselle (i fiori del finocchietto selvatico messi sotto aceto di mele), olive celline, melanzane secche e altri ortaggi tipicamente salentini.

Ma i sapori salentini vengono conservati dall’azienda La Cupa, fiore all’occhiello di Scorrano.

Peccato non sia agosto perché alla nostra vista si sarebbe rivelato un mare rosso e profumato di 18 km. Telai zeppi di pomodori messi a seccare al sole di Puglia.  Si dice che il profumo si senta a ben 3 km di distanza. L’azienda, la più grande d’Italia, continua ad essiccare al sole i suoi pomodori, esattamente come facevano i nostri nonni. E il segreto per tenere lontani gli insetti? Semplicissimo, spolverare di sale i filetti appena tagliati e messi a seccare.

500 operatori, a turno, si occupano del prodotto dall’inizio alla fine, quando viene messo nei barattoli per essere venduto in tutto il mondo. I cupidi, la nuova gamma di sott’oli, come ricorda il nome, ci ruba il cuore.

Con la promessa di ritornare a sentire il profumo di pomodoro in estate, ci spostiamo su Cutrofiano dove ci accoglie Roberto Donno pluripremiato pasticcere e re del gelato salentino. Roberto nella sua pasticceria Dolce Arte è riuscito a congelare i profumi e i sapori della sua terra in un gelato incredibilmente buono.

PHOTO 2019 06 18 20 27 36

Molti gelati sono dedicati alle donne salentine, a quelle che lavoravano negli anni ‘50 il tabacco racchiuso in un delizioso gelato al cioccolato.  Impareggiabile il gelato preparato con la cucunedda che a Maglie diventa pupanedda  o melonella, cucumbarazzo. Senza parlare del gusto capasa, che significa ‘piccolo otre’, dove si tenevano le friselle.  Roberto ha creato anche il gusto frisella appunto dove le briciole (frizzuli) restavano in fondo alla capasa vuota.

PHOTO 2019 06 18 20 27 35 1

Gelati vellutati preparati solo con panna e latte freschissimo legati con farina di semi di carruba. Impossibile non passare di qui per degustare le sue prelibatezze. Abbiamo assaggiato di tutto, infischiandocene della dieta, e indecisissimi poi su quale bontà scegliere.

Lasciati i paesi limitrofi a Scorrano partiamo per Santa Maria di Leuca, dove assistiamo al più bel tramoto mai visto. Finiamo la serata alla Vineria Renna, dove Alessandra Ferramosca ci fa scoprire il Friscous di Petramare

Un mix di semole e farine di grano duro tra cui il Cappelli lievitate con solo lievito madre e curcuma. L’insalata di Alessandra è un grande successo, annaffiata da un primitivo e un rosato eccezionali presentatici da Chiara Renna.

In questo piccolo luogo pieno di cultura conosciamo anche Matteo Greco, giovane scrittore salentino. I suoi libri parlano di questa terra di mare, di sole, di vento. Muretti a secco, fichi d’india e ulivi millenari. Storie antiche quelle di Matteo, narrate in maniera esemplare da leggere d’un fiato come il suo libro: C’era infinite volte il Sud, è un percorso narrativo alla scoperta del Salento.

Finisce la serata e lasciamo a malincuore i due ragazzi simpaticissimi.

Altra perla preziosa, assolutamente da vedere è Otranto. Con la preparatissima guida Deborah Bisci giriamo tutta la terra d’Otranto con le sue bellezze e arriviamo fino a porto Badisco per spostarci poi a Punta Palascia con l’antica torre costiera  e il faro, occhi della Puglia nel Mar mediterraneo, il luogo più ad Est d'Italia.
La notte di San Silvestro, ai piedi del faro, una moltitudine di persone resta in attesa dell'alba del capodanno per ammirare la prima alba del nuovo anno in Italia.

Ma in Salento si può tranquillamente passeggiare tra Messico e Guatemala tra Africa e Argentina. Come?

Nel giardino botanico de la Cutura, a Giuggianello. Un’antica tenuta di campagna, oggi giardino botanico di 35 ettari, che ospita una delle più ricche raccolte di piante rare sia grasse che tropicali.

"C’è un giardino Botanico nato nella pietra, dove la meraviglia dell’esistenza abita da sempre”

Luogo magico tra 350 varietà di rose, il bosco dei lecci, il giardino all'italiana, la serra di piante grasse e tropicali, il giardino segreto, il giardino delle ninfee e quant’altro.
Riuscire a visitare il parco salentino con Salvatore Cezzi è un grande dono, la sua passione e amore per la natura e le varietà di esemplari di cui conosce ogni fiore e foglia è di grande insegnamento.

La serata finisce con gli amici di Slow Rider tv in una trattoria tipica a Bagnolo, dove, fra il serio e il faceto in una bella atmosfera goliardica, la signora Antonella, la proprietaria e cuoca indiscussa, ci fa assaggiare le sue specialità tra cui la famosa zuppa di pane.

Il mattino lasciando La corte dei Granai incantevole Relais a Maglie, dove ci hanno coccolato in mille maniere e dove abbiamo potuto assaggiare il famoso pasticciotto leccese, anche in versione senza glutine, passiamo per Scorrano per la colazione al panificio De Micheli, L'arte del forno. Con sorpresa ci fanno mettere le mani in pasta e via di taralli, frise, pucce, frizzoli e pastarelle.

PHOTO 2019 06 18 20 27 32 1

Il tour è quasi agli sgoccioli ma posti indimenticabili ancora ci attendono, la visita alla Riserva Le Cesine Oasi WWF dove Giuseppe De Matteis responsabile RNS Oasi WWF Le Cesine ci accompagna in una visita guidata, parlandoci della storia dell'oasi, dell'habitat del bosco, macchia mediterranea, paludi. Conoscenza e rispetto per la natura per questo indescrivibile Salento.
Interessantissimo anche il progetto Bee Safe di WWF Italia con Conad per la tutela delle api all'interno delle oasi WWF, grazie a nidi speciali e a campi seminati appositamente per la loro nutrizione. Un’altra bella pagina di educational tour.

Le care Giusi e Alessandra orgogliose della loro terra al ritorno decidono di farci ammirare ancora qualche scorcio. Ci riempiamo gli occhi e il cuore a Rocca li posti e ai laghi Alimini.

È ora di tornare, di lasciare questa terra ospitale e incantevole dove la gente è cordiale, sorridente e disponibile. Resta la voglia di tornare prestissimo. Intanto la nostalgia sarà mitigata dal ben di Dio che ci siamo portate a casa, caroselle, melanzane secche, pucce, taralli, pastarelle  e frise, olive, fave secche e pomodori. La valigia scoppia di Salento, anzi profuma proprio, anche di cipollotti salentini.

La Puglia, ancora una volta, non ci delude e anzi ci fa desiderare di conoscerla sempre di più.

 

Tutte le mancinità


Non vediamo l'ora di leggere i tuoi commenti, ma prima dovrai loggarti!

Autori

Stefania Oliveri
foodblogger

Stefania Oliveri

foodblogger
Segui
Insegnante di professione, FornoStar per vocazione [continua a leggere]
Daniela Boscariolo
foodblogger

Daniela Boscariolo

foodblogger
Segui
Delle intolleranze in famiglia, il sentirmi una vegetariana mancata, la curiosità di capirne sempre di più sulla salute alimentare, mi hanno portato a maturare... [continua a leggere]

Ultime dallo stesso autore