Cosa significa 'prodotto biologico'?
Scopriamo insieme cosa c'e' dietro il 'bio'
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Cosa significa 'prodotto biologico'?
Cosa significa 'prodotto biologico'?
Pubblicato da Elio Enrico Palumbieri il 11/08/2017

Ormai i prodotti biologici sono diventati parte integrante della nostra dieta e della nostra spesa quotidiana. Il mercato del biologico, infatti, vale, in Italia circa 2,14 miliardi di euro e il fatturato dei negozi bio raggiunge i 761 milioni di euro (dati ASSOBIO).

Ma cosa si intende per “biologico”?
Per trovare una prima definizione è necessario dare uno sguardo ai regolamenti emanati dall’Unione Europea. Nel 2007 è stato infatti diffuso il regolamento europeo n. 834/2007 che ha fornito la base per lo sviluppo sostenibile della produzione biologica. Questo documento definisce la “produzione biologica” come quel sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato su alcuni elementi fondamentali quali:

  • l’interazione tra le migliori pratiche ambientali;
  • un alto livello di biodiversità;
  • la salvaguardia delle risorse naturali;
  • l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali;
  • una produzione in grado di rispondere al meglio alle preferenze dei consumatori che cercano prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali.

Il metodo di produzione biologico ha, dunque, una duplice funzione sociale: da un lato risponde alla domanda di prodotti biologici dei consumatori e, dall’altro, fornisce beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale.

Diritto di Gusto di elio Palumbieri - Bio - Sviluppo rurale
 

Il regolamento 834/2007 può essere suddiviso in due parti: da un lato la parte contenente specifiche norme per le fasi della filiera del biologico e, dall’altro, quella relativa all’etichettatura dei prodotti bio. Con “filiera del biologico” si intende indicare l’insieme di aziende che creano, distribuiscono e commercializzano il prodotto biologico. L’attenzione, quindi, è posta sia sulla produzione e commercializzazione degli alimenti biologici sia sul come questi vengono presentati al consumatore in etichetta o in pubblicità.

1) La produzione biologica

Gli scopi della produzione biologica non si limitano alla commercializzazione del prodotto ma tendono a perseguire obiettivi e principi ben più importanti. In particolare, è necessario evidenziare che la produzione biologica mira a stabilire un sistema di gestione sostenibile per l’agricoltura che possa rispettare i cicli naturali, contribuire ad un alto livello di diversità biologica, assicurare un impiego responsabile delle risorse naturali e favorire il benessere degli animali.

La produzione biologica, infatti, si basa sui seguenti principi:

  • i processi biologici devono essere fondati su sistemi ecologici che impiegano risorse naturali con metodi che utilizzano organismi viventi, praticano la coltura di vegetali e la produzione animale legate alla terra o praticano l’acquacoltura nel rispetto dello sfruttamento sostenibile della pesca e non utilizzano OGM (organismi geneticamente modificati);
  • la produzione biologica limita l’uso di fattori di produzione esterni come, ad esempio, i fitofarmaci e, se proprio necessari, ne utilizza di provenienti sempre da biologico. Accetta anche sostanze naturali o derivati di sostanze naturali o concimi minerali a bassa solubilità (che, quindi, non recano particolari danni al prodotto o all’ambiente);
  • l’utilizzo di fattori di produzione ottenuti per sintesi chimica deve essere ridotta a pochi casi eccezionali in cui non esistano pratiche di gestione appropriate e non siano disponibili sul mercato i fattori di produzione naturali necessari, o ancora, se l’uso di fattori di produzione esterni naturali potrebbe creare un impatto ambientale inaccettabile.

Diritto di Gusto di Elio Palumbieri - Bio - Produzione agricola

2) L’etichettatura dei prodotti bio

Come detto, il regolamento 834/2007 prevede anche norme circa l’etichettatura, la pubblicità e i documenti commerciali dei prodotti biologici. In particolare, i produttori possono validamente utilizzare termini quali “bio” e “eco” solo quando i prodotti rispettano i principi elencati sopra. In tal caso, inoltre, tali termini possono essere adoperati non solo in un determinato paese ma nell’intera Unione Europea e in qualsiasi lingua comunitaria.

I termini “bio” e “eco” possono essere usati nei seguenti casi:

  1. nella denominazione di vendita anche degli alimenti trasformati quando la produzione di alimenti biologici trasformati è separata nel tempo e nello spazio da quella di alimenti non biologici. Una situazione che può farci capire meglio questo caso è quello di un’azienda che produce sia alimenti biologici che alimenti non biologici e che potrà fare uso dei termini “bio” e “eco” solo se la produzione dei primi è separata, nel tempo e nello spazio, da quella dei secondi.
    E cosa sono gli alimenti trasformati? Un esempio tipico sono il formaggio (latte e altri ingredienti trasformati), i salumi (carne e altri ingredienti trasformati) e il vino: la trasformazione agroalimentare è un processo tecnologico ed economico che dà un valore aggiunto a un prodotto agricolo consentendone l'utilizzazione in forma e condizioni differenti rispetto a quelle originarie al momento della raccolta;
     
  2. solo nell’elenco degli ingredienti quando:
  • la produzione di alimenti biologici trasformati è separata nel tempo e nello spazio da quella di alimenti non biologici;
  • il prodotto è ottenuto principalmente da ingredienti di origine agricola;
  • nel processo di trasformazione, vengono utilizzati particolari ingredienti (quali gli additivi, gli aromi, l’acqua, il sale, i minerali, gli oligoelementi, le vitamine e gli amminoacidi e gli altri micronutrienti) destinati ad un’alimentazione particolare (come, ad esempio, nel caso degli alimenti per la prima infanzia e dei prodotti dietetici) e solo a condizione che siano stati autorizzati per l’uso nella produzione biologica;
  • gli ingredienti di origine agricola non biologici sono autorizzati per l’uso nella produzione biologica dal Regolamento CE 889/2008.

Diritto di Gusto di elio Palumbieri - Bio - Logo UE per prodotti biologici

L’UE ha, inoltre, previsto la possibilità di utilizzare uno specifico logo comunitario indicante i prodotti di origine biologica: tale logo può essere utilizzato nell’etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità dei prodotti bio.
Insieme al logo comunitario deve essere anche inserita un’indicazione del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole che compongono il prodotto tramite le diciture:

  • “agricoltura UE” quando la materia prima è stata coltivata in uno dei paesi membri dell’Unione Europea;
  • “agricoltura non UE” quando la materia prima è stata coltivata in paesi che non sono membri dell’Unione Europea;
  • “agricoltura UE/non UE” quando parte della materia prima è stata coltivata in un paese UE mentre il resto in un paese non UE.

Quindi, in base a quanto detto, le norme dell’Unione Europea regolano la produzione biologica ponendo particolare attenzione non solo ai metodi di produzione in quanto tali ma anche a ciò che viene comunicato al consumatore. Non è un caso se lo stesso regolamento 834/2007 faccia più volte riferimento alla necessità di tutelare e giustificare la fiducia del consumatore nei prodotti etichettati come biologici. Il consumatore deve essere ben informato per potersi fidare di una categoria di prodotti: questa affermazione è una delle “colonne portanti” dell’intero mercato bio.
 


Elio Enrico Palumbieri
Elio Enrico Palumbieri
redattore
Laureato in diritto comparato europeo e transnazionale presso l'Università di Trento e specializzato in diritto diritto agroalimentare e diritto dell'innovazione. Presidente dell'associazione ...vai alla scheda

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