R-ECOPERIAMO IL FUTURO
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R-ECOPERIAMO IL FUTURO
R-ECOPERIAMO IL FUTURO
Pubblicato da Mariaelena Di Biase il 08/05/2014

Ogni giorno compiamo decine di scelte riguardo al cibo che hanno importanti conseguenze in termini di consumo di risorse del pianeta, emissioni inquinanti e rifiuti prodotti. In un’epoca, in cui quasi un miliardo di persone soffre la fame, fino a un terzo di tutto il cibo prodotto è rovinato o sperperato (dal campo alla forchetta) prima di essere consumato.
Inoltre la futura crescita della popolazione (da 7 a 9 miliardi nel 2050) prevede un ulteriore aumento dello scarto alimentare e della richiesta di cibo. Pertanto la riduzione dello spreco è in cima all’agenda delle Istituzioni dell’UE e mondiali (FAO) con l’obiettivo di dimezzarlo entro il 2025.

Per raggiungere l’obiettivo bisogna progettare e condurre nuovi processi produttivi che minimizzino l’impiego di materie prime (per conservare le risorse naturali), che evitino l’accumulo di rifiuti e non ne prevedano lo smaltimento, puntando a sostituire il concetto di “rifiuto” con quello di “sottoprodotto” da riutilizzare. L’idea “ZERO WASTE” cioè zero scarto è quella di Recuperare lo scarto in modo che diventi ECO-sostenibile, OPERANDO per una sua valorizzazione (R-ECOperando).
La materia organica, generalmente chiamata biomassa (in pratica sostanze di origine biologica) è in gran parte rappresentata da scarti agro-industriali  (per esempio scarti dell'industria, delle attività agricole, forestali, di origine zootecnica, la frazione organica dei rifiuti solidi urbani e alghe o altre specie vegetali utilizzate per la depurazione di liquami)

In generale, il primo processo applicabile allo scarto che si intende valorizzare, è il recupero di molecole naturalmente presenti. Ad esempio, le acque di vegetazione olearia, derivanti dalla produzione dell'olio di oliva, si prestano ad essere valorizzate mediante il recupero dei polifenoli che possono essere reimpiegati in campo farmaceutico, cosmetico e nutrizionale.
In seguito il recupero di altre sostanze, di interesse industriale, è a carico di processi microbici (cioè grazie a microorganismi in grado di produrre e accumulare biomolecole a partire da risorse di natura organica) che possono portare alla produzione di biopolimeri (alternative alle plastiche di origine sintetica) e biocarburanti.

L’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del CNR di Bari ha intrapreso una serie di attività finalizzate alla messa a punto di strategie per la riduzione e la valorizzazione degli scarti di produzione e consumo agroalimentare.
Lo scopo è di impiegare il materiale organico di scarto che non ha trovato fino ad ora applicazione, per l’estrazione di nuove molecole di interesse commerciale, per l’impiego di materiale organico come bio-compost di produzioni alimentari innovative, per l’impiego di microrganismi.
Altri studi sono volti a migliorare i film di confezionamento in modo da ridurre l’impatto ambientale (per esempio usando materiali organici, confezioni risigillabili) e lo spreco (per esempio con  pellicole ‘intelligenti’ che indicano la perdita di freschezza cambiando colore). O ancora, lo sviluppo di nuovi sistemi tecnologici, di miglioramento della conservazione domestica di alimenti fortemente deperibili, in collaborazione con produttori di elettrodomestici.

Con il nostro lavoro quindi, allineandoci agli obiettivi Europei di riduzione dello spreco alimentare, contribuiamo a fornire nuove strategie per migliorare l'efficienza della catena alimentare e ci proiettiamo alla riflessione verso l’EXPO 2015 che si terrà a Milano, dedicata al tema “Nutrire il pianeta”.

 

Photo credits:  net_efekt per Oxfam


Mariaelena Di Biase
Mariaelena Di Biase
redattore
Mariaelena, PhD in Microbiologia, Sanità  e Chimica degli Alimenti e con un percorso universitario da biologa nutrizionista. La mia passione per la cura delle persone passa per la ...vai alla scheda

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