Vite a distanza
Telefonate e ricette contro il torpore di aprile
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Vite a distanza
Vite a distanza
Pubblicato da Giulia Siena il 07/04/2016

Ho una vita a distanza.

Vivo lontana da tutto. Quasi tutto. Lontana dalla terra che mi ha vista nascere, da quella che mi ha vista crescere, e da tutte quelle in cui ho incontrato pezzi di me; ovvero gli amici.

Vivo, però, in un lembo di terra in cui ho coltivato l'amore. Quando vivi a distanza impari a gestire i silenzi, a dosare le parole, a non risparmiare gli abbracci, a evitare (ma quasi mai mi riesce) il disaccordo o il rancore, la rabbia e la delusione.
A distanza impari a scrivere parole per mandarle lontano e non ti vergogni a dire che il telefono, spesso, è una salvezza.

“Mamma, devi aiutarmi - lo dico e sono io la prima a non crederci. Perché chiedo a mia madre una cosa del genere? - dammi un'idea, ti prego, devo cucinare i ceci ma non so come fare... mi serve una ricetta gustosa e abbastanza primaverile!
“E lo chiedi a me? - dice giustamente lei, dall'altro capo di quel telefono che cerca di colmare i 645 km che ci dividono. - Che hai in frigo? - continua – fai una cosa semplice”.

“Certo, ma', se volevo una cosa complessa chiedevo a papà – ci scherzo su ma è la verità... - dai, ho dei ceci abbandonati nell'acqua da questa mattina e i carciofi in frigo. Che dici?”
“Dico che questa cosa di chiedere a me solo i piatti semplici mi piace, anche se la tua ironia non fa ridere... comunque prova a fare una zuppa. Ma per chi devi cucinare?”

“Stasera arriva Luca, avevo organizzato una cena con altri amici ma oggi è una giornataccia, sono stanca e devo sbrigarmi”.
“Tutta colpa di aprile, non preoccuparti; aprile mette lentezza”.

“Allora ho fatto bene a “riesumare” i ceci della dispensa; poi, quest'idea di una zuppa, ovvero una vellutata fresca che dia il benvenuto a questo nuovo mese, mi piace. Grazie mà, non lo sai ma mi hai aiutata!”
“Lo so!”

Chiudo la chiamata. Metto via il telefono, il mezzo di comunicazione che – alle volte – resetta le terre percorse e attraversate. Cerco le note di Joep Beving con “Solipsism – Midwayer” e lego i capelli. Guardo i legumi nell'acqua a riposare; saranno i protagonisti della Vellutata fresca di ceci con curcuma e carciofi.

Sistemo i fiori freschi, apparecchio con cura e torno ai fornelli. Penso che, parlando con mia madre, non ho neanche specificato che la pietanza che avrei dovuto preparare sarebbe dovuta essere vegan; è stato scontato. Penso, allora, che molte volte la differenza, anche solo gastronomica, è in quello che pensiamo, che vediamo o che ascoltiamo.

Alle volte la normalità non esiste. La diversità è un piatto semplice e spontaneo.


Giulia Siena
Giulia Siena
redattore
Pugliese di San Giovanni Rotondo - dove ogni tanto fuggo per attingere energia dalla terra e dai colori - mi trasferisco a Roma e dopo dieci anni, una laurea in lettere, un lavoro nel settore degli ...vai alla scheda

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