LE DONNE DELLA CUCINA ITALIANA
Esplorazioni mancine nella storica scuola milanese
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LE DONNE DELLA CUCINA ITALIANA
LE DONNE DELLA CUCINA ITALIANA
Pubblicato da Flavia Giordano il 20/01/2016


Varcare la soglia di Piazza Aspromonte 15 - sede de La Scuola de La Cucina Italiana – fa un po’ uno strano effetto, un misto tra soggezione ed eccitazione: avverti subito di aver posato un piede nella storia della Cucina, quella con la C maiuscola.

Ma poi basta il profumo leggero di un soffritto appena imbiondito che s’insinua nell’ingresso, infilandosi di soppiatto sotto la porta della cucina, accarezzando le riviste impilate con ordine, il sorriso di Vittoria Tallero (segretaria della scuola) e il suo benvenuto a 64 denti, a metterti a tuo agio.

LA STORIA
Fondata nel 1988, naturale emanazione dell’omonima rivista, è la prima scuola di cucina nata a Milano e oggi è gestita da un team di “signore della cucina” dirette da Nerina di  Nunzio, già direttore marketing di Gambero Rosso.

La Cucina Italiana, giornale di gastronomia per le famiglie e i buongustai”, nasce nel 1929 con una forte impostazione didattica, con l’obiettivo di spiegare le tecniche e svelare i segreti della grande cucina, rendendoli accessibili.
E la scuola riflette questa impostazione” spiega Federica Volpe, responsabile corsi ed eventi per le aziende.
“E’ una scuola che abbiamo fondato 28 anni fa sulle richieste dei lettori, desiderosi di mettere in pratica quanto leggevano sulla rivista. Potremmo dire che abbiamo assecondato un bisogno che veniva dal basso”.



I CORSI
“Dal lunedì al sabato, ogni giorno, in tutte le fasce orarie, offriamo corsi di cucina e pasticceria di tutti i tipi, individuali e di gruppo: da quelli più tradizionali (pasta fresca, pane, dolci), a quelli di cucina regionale (toscana, valdostana, trentina). Ma non mancano lezioni in linea con i nuovi trend che stanno attraversando la cucina, dai bento (o schisciette se preferite), alle tecniche di cottura vegane e vegetariane o light” racconta Vittoria.

“Il nostro pubblico è variegato, tra i 20 e i 75, anni, prevalentemente milanese, anche se abbiamo molti corsisti stranieri che vengono qui per sperimentare l’autentica cucina italiana. E se è vero che la cucina è donna, crescono le adesioni proprio tra i maschietti, merito anche di un corpo docente che riesce ad essere comunicativo a vari livelli, spiegando passo per passo piatti che poi si possono facilmente realizzare a casa”.


 

DILLO CON UN MESTOLO
“Ne sono successe di cose tra queste mura”, continua Vittoria. “Non dimenticherò mai di quell’uomo d’affari di Hong Kong che ha chiesto la mano della sua futura moglie, tra una padella e una julienne. Forse sarà stata colpa delle cipolle, ma sta di fatto che qui piangevamo tutti”.

La cucina libera il bambino che è in te. Nei corsi che facciamo con le aziende ho visto fior di manager entrare in giacca e cravatta ed uscire con i grembiuli sporchi di sugo e le maniche arrotolate, con il sorriso stampato sulla faccia. Come quella volta che con un gruppo abbiamo preparato un pentolone di spaghetti e polpette al sugo: una scena degna del film “Lilli e il vagabondo”, prosegue Federica.

“Siamo un team piccolo ma affiatato, accomunate da un profondo amore per il cibo. Vediamo passare davanti ai nostri occhi ogni giorno piatti succulenti e che fai, non gli assaggi? Vaglielo a dire allo chef Giovanni Maggi che ti rifiuti di provare una delle sue creazioni”.



Vedere lavorare Vittoria, Federica, con Claudia (Bertolotti, segretaria di redazione) e Giulia (Ubaldi che ha fatto da ponte tra il mondo mancino e quello delle Scuola) e le altre donne della Cucina Italiana è un piacere.
È bello il loro modo di essere squadra, di essere unite nella diversità e compatte in una delle missioni più importanti qui alla scuola: prendersi cura.

Come dice Brillat-Savarin, “invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto”.
E nelle mani degli chef e delle donne della Scuola della Cucina Italiana sperimenterete la felicità in punta di forchetta.


Photo: Flavia Giordano

 


Flavia Giordano
Flavia Giordano
foodblogger
Sin da piccola mi sono intrufolata nelle cucine di tutto il mondo dove ho iniziato a collezionare odori, sapori e nomi che raccolgo in una mia personalissima nomenclatura mentale. Naso da ...vai alla scheda

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