Il conciorto
Concerto di verdure in synth-onia
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Il conciorto
Il conciorto
Pubblicato da Livio Ghilardi il 21/07/2015

Suonare le verdure. Tradurre in musica le emozioni suggerite e “provate” dagli ortaggi. È questa la mission di Conciorto, un nuovo progetto a cura di Biagio Bagini (autore RAI e scrittore per ragazzi) e Gian Luigi Carlone, membro fondatore e frontman della Banda Osiris.

Un concept che si pone come ponte tra il concerto musicale (cantautorale e elettronico) e la rappresentazione teatrale, tra i sapori della terra e le novità della tecnologia. Tecnicamente basato sull’Arduino, il Conciorto è un raccolto di storie che nascono musicalmente dagli ortaggi stessi, in un nesso indissolubile e poetico. Abbiamo chiesto ai due protagonisti del progetto di raccontarcene origini, sviluppi e contenuti.



Qual è stata la genesi del progetto “Conciorto” e come avete avuto il primo approccio alla tecnologia Arduino?

Biagio Bagini: Il progetto ha sicuramente avuto origine dal nostro personale incontro con tale tecnologia e dai mille risvolti che essa può avere in ambito musicale. Noi due ci conosciamo da lungo tempo e avendo anche collaborato in passato sapevamo che avremmo potuto convergere su un’idea buona: un’idea suggerita dalla tecnologia.

Gian Luigi Carlone: Non sono propriamente un tecnico ma provo a spiegarti come funziona. Arduino è una tecnologia inventata a Ivrea – i suoi creatori prima lavoravano per Olivetti – ed è uno dei prodotti italiani più venduti al mondo, secondo solo alle grandi firme della moda. È un’interfaccia che regola tutta la domotica delle case, delle fabbriche. Prendi i robot in alcuni impianti di produzione automobilistica, ad esempio. Ha dimensioni e costi estremamente contenuti, peraltro. È uno strumento molto utile e duttile per i programmatori.

Alcuni inglesi hanno realizzato un kit elettronico denominato Ototo, basato su Arduino, al quale puoi collegare qualsiasi oggetto che sia un conduttore: piante e verdure, per esempio. Mediante sensori collegati al modulo elettronico è possibile assegnare un suono. Le verdure diventano quindi una sorta di tastiera. Siamo dunque partiti da questa tecnologia cercando di pensare a come realizzare un intero concerto basato su di essa.

Nel giro di pochissimo tempo Biagio ha scritto più di una decina di canzoni tutte legate agli ortaggi, mentre io ho arrangiato i pezzi, curando parti musicali che nascono estremamente minimali, dovendo appunto essere suonate con le verdure. Così si è formato il “Conciorto”, un progetto strettamente legato al concetto di orto come luogo magico, una sorta di giardino segreto dove coltivi sogni, idee e ambizioni.
Noi abbiamo voluto al contempo immaginare di tradurre in musica le suggestioni, le vibrazioni generate dalle verdure: come se esse vivessero di vita propria.


Come scegliete le verdure da suonare?

G: È divertente che le verdure selezionate siano tutte indicate nella stessa scheda tecnica che inviamo agli organizzatori quando andiamo da suonare da qualche parte, insieme all’impianto e a tutto il resto. Prediligiamo verdure più grosse e di stagione, ne abbiamo un ampio campionario: finocchi, peperoni, melanzane, zucchine e tantissime altre ancora.

B: Mediante la scelta delle verdure il discorso passa dalla sua essenza tecnologica e scientifica a quella artistica e poetica più propriamente detta. Immagino di mettermi in ascolto di una verdura: per il suo aspetto e per il suo colore una melanzana potrebbe ad esempio suggerire qualcosa di tremendo.
Vediamo il mondo dell’orto come un’entità collettiva, dove ogni verdura ha però una propria entità e individualità, alle quali noi ci rapportiamo come orticoltori. Noi ci definiamo “ortisti”, immaginando una fusione tra “orticoltore” e “musicista”: da artisti cerchiamo di captare le emozioni delle verdure e di tradurle in canzoni. Non sono solo le storie del singolo ortaggio, possono essere anche racconti connessi al rapporto tra loro e noi.

Ci sono difficoltà e successi, ambivalenze tipiche del mondo umano. Così come ogni essere umano prova a trarre i frutti dai semi del proprio orto, allo stesso tempo abbiamo provato a immaginare quali possano essere “gli orti degli altri”. All’interno del Conciorto c’è un’intera sezione dedicata a come potrebbero apparire gli orti di personaggi famosi: racconti poetici che rappresentano l’orto di Paul McCartney, di David Byrne, di Damon Albarn o ancora di Truffaut.
Musicisti, personaggi dello spettacolo e della cultura: l’orto come luogo in cui inserire le proprie ambizioni personali, da cui derivano soddisfazioni e insoddisfazioni.



Quanta improvvisazione c’è in un live di Conciorto?
B: Attualmente il nostro live, se vuoi, è più vicino a una rappresentazione teatrale. Per necessità tecnica ci sono suoni e sequenze ben definiti, un ordine già curato in precedenza. Ci sono però chitarre e strumenti a fiato (sax soprano, flauto): è qui che ci sbizzarriamo di più, così come nelle parti cantate e recitate.

Conciorto non è quindi solo musica, ma piuttosto un concept multiforme che incorpora elementi teatrali e artistici d’altra tipologia. Quanto le vostre esperienze precedenti si sono insinuate in questa nuova creatura? Penso a Gian Luigi con la Banda Osiris. Quali poi le vostre passioni musicali che in essa si riflettono?

B: Innumerevoli sono i riferimenti a eroi musicali del passato, in particolare ad artisti new wave anni ’80, dai Cure ai Talking Heads. Anche i Pink Floyd, per parlare del decennio precedente.

G: La mia attività musicale con la Banda Osiris ha sicuramente influenzato il mio approccio anche in questa nuova esperienza. Pensare alla musica sempre però legata a un’immagine, a un’azione. Per deformazione professionale sono portato a evitare la staticità e a esaltare il lato visivo dell’arte. L’utilizzo delle verdure può connettersi in primis alla musica elettronica. Sai, da fan del genere, spesso ai concerti è difficile comprendere quanto ci sia di concretamente live: mi fido dei musicisti che guardo. Conciorto non ha la stessa fisicità della Banda Osiris, è forzatamente più statico, ma nell’approccio provo a mantenere le mie radici. Di per sé, poi, c’è un mare di ironia nell’intero concept.



Facciamo dunque un gioco: abbinare ogni verdura a un genere musicale.

G: È un po’ quello che cerchiamo di fare. Abbiamo associato al peperone i Talking Heads, un sound di derivazione afro e funk, se vuoi. Alla zucchina invece abbiamo affiancato una musica più romantica, stile chansonnier: sarà per la julienne. La melanzana invece è più acida, più aspra. Ancora, il finocchio mi dà l’idea di un genere chiaro e minimalista. Il broccolo ci appare più contorto e complesso, probabilmente a causa del suo aspetto.

Il sapore delle verdure è anch’esso una guida?

G: Assolutamente sì. In fondo se pensi a un cibo ti viene subito in mente il suo gusto. Soprattutto per quanto riguarda la verza, per la quale Biagio s’è fatto guidare innanzitutto dal suo sapore.

In che modo promuoverete Conciorto? Immaginate evoluzioni ulteriori?

G: Al momento lo stiamo promuovendo negli orti botanici, in particolare nel mondo degli orti urbani che sono sempre più una realtà, soprattutto a Milano. Ci piacerebbe poi provare a inserirci nel filone indie: non limitarci a sottolineare solo l’aspetto tecnologico e la sua novità, ma anche la forza delle canzoni e la loro bellezza.

B: Abbiamo fatto una data recentemente e abbiamo incontrato un pubblico incredibilmente eterogeneo. A fine concerto una signora molto anziana ha voluto essere istruita per filo e per segno sul funzionamento della parte tecnologica. Auspichiamo di trovarci nuovamente in contesti simili.


Scopri di più:

VIDEO
https://www.youtube.com/watch?v=tNd5cz25h6E&spfreload=10

PAGINA FB
https://www.facebook.com/pages/Conciorto/1457605201222062?fref=ts
 


Livio Ghilardi
Livio Ghilardi
redattore
Nato a Noci (BA) nel 1991, dopo la maturità classica si trasferisce a Roma dove, tra un concerto e l’altro, studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma ...vai alla scheda

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