ROCK AROUND THE FORK - MEAT IS MURDER: MORRISSEY VEG
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ROCK AROUND THE FORK - MEAT IS MURDER: MORRISSEY VEG
ROCK AROUND THE FORK - MEAT IS MURDER: MORRISSEY VEG
Pubblicato da Livio Ghilardi il 04/12/2014

Se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, le recenti sei date in terra italiana di Morrissey hanno confermato la grandezza iconica di una delle voci più belle della storia della musica nonché l’infinita devozione nutrita dai fan dello Stivale nei suoi confronti, come testimoniato dalle due date romane (città nella quale ha abitato per qualche tempo). Prima dietro al microfono degli Smiths – una seminale epopea di altissima caratura durata solo 5 anni ma destinata all’immortalità nella memoria collettiva – poi con il suo progetto solista, l’artista inglese ha regalato autentiche perle a schiere di ascoltatori grazie ad un timbro vocale unico e a testi capaci di descrivere e raccontare le corde più profonde dell’animo umano. Lo scibile emotivo racchiuso in gemme pop di rara bellezza. Prendere un pezzo come “There Is A Light That Never Goes Out” per credere.

Conseguentemente al suo successo, diverse considerazioni (anche critiche) hanno accompagnato il personaggio di Morrissey, a partire dalle posizioni politiche fino ad arrivare alle sue scelte di vita, vegetarianesimo. Sin dall’età di 11 anni, l’artista si è sempre dichiarato vegetariano e, nel corso della sua vita, ha ribadito strenuamente la sua posizione in tema di alimentazione. Definitosi più volte “animal protectionist”, il cantante degli Smiths supporta incondizionatamente PETA e da quest’istituzione ha ricevuto anche un premio nel 2005.

Le radici di tale onorificenza, però, risalgono nel tempo: basti ascoltare un inno come “Meat Is Murder”, contenuta nell’album omonimo del 1985, per ritrovare le basi di un percorso di vita di cui Morrissey è indefesso alfiere. Il brano – tra i pochi degli Smiths ancora eseguito nelle scalette odierne – viene riproposto nei live con una concomitante proiezione di video che ritraggono le violenze sugli animali negli allevamenti intensivi. Un’esperienza cruda che porta a interrogarsi e che spiazza il pubblico.

Si pensi, ancora, alla recentissima “The Bullfighter Dies”, in cui il cantante mancuniano si schiera senza mezzi termini a favore dei tori sfruttati nelle corride spagnole. All’ingresso delle venue che ne hanno ospitato i concerti italiani un cartello ricordava ai fan che era vietato introdurre qualsivoglia tipo di carne animale all’interno delle stesse: un’altra testimonianza della serietà quasi oltranzista delle idee di Morrissey, che non ha mancato di generare qualche critica. D’altronde, l’artista non è nuovo a posizioni radicali (più volte ha paragonato il nutrirsi di animali alla pedofilia, o ancora la strage norvegese ad opera di Breivik a quanto quotidianamente avviene all’interno di McDonald’s o Kentucky Fried Chicken) né tantomeno ad azioni sorprendenti, come quando abbandonò il main stage del festival di Coachella perché nauseato dai fumi provenienti dalla vicina zona ristoro. Piaccia o no, parafrasando una frase dei tifosi romanisti verso la propria squadra, “Morrissey non si discute, si ama”.

Dieci tracce per conoscere il Morrissey solista:

Leggi anche: Morrissey @ Atlantico Live [Roma, 14 ottobre 2014]

Photo Credits: iam_photography


Livio Ghilardi
Livio Ghilardi
redattore
Nato a Noci (BA) nel 1991, dopo la maturità classica si trasferisce a Roma dove, tra un concerto e l’altro, studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma ...vai alla scheda

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